martedì 8 dicembre 2009

Shooting Spatuzza

Il pentito di mafia Gaspare Spatuzza ha iniziato a parlare, a fare accuse pesanti contro Silvio Berlusconi e il suo fidato amico Marcello Dell'Utri e si è scatenato il finimondo.
Nei sei canali televisivi controllati dal nostro premier si susseguono programmi confezionati ad hoc per gettare ombre su quanto dichiarato dallo Spatuzza, rivangando i crimini da questi compiuti, crimini efferati per i quali infatti sconta la pena dell'ergastolo. Ci si dimentica continuamente che la lotta alla mafia si è fatta da sempre con l'aiuto dei pentiti, non siamo quindi di fronte ad una eccentricità dei giudici, per usare le parole tanto care al giornalismo made in Mediaset, giornalismo da pagliacci. Mi rendo conto che faccio continuamente gli stessi discorsi ma siamo di fronte alla solita drammatica situazione in cui una grande parte della popolazione italiana è messa di fronte ad una informazione malata e distorta, che prende le difese aprioristicamente di un soggetto che da più parti è accusato. Da una parte la difesa televisiva impugna il suo urlare sempre più forte, dall'altra ci sono prove e testimonianze, le prime risultano incontrovertibili e le seconde sono tutte da dimostrare. In nessun caso è giustificabile il processo al testimone, che tra l'altro il suo processo l'ha avuto. In questi ultimi tempi ci sono un paio di questioni che puzzano parecchio: la prima riguarda la foga che gli avvocati di Silvio Berlusconi mettono nell'architettare leggi che taglino i tempi dei processi, che impediscano i processi, che estinguano i reati dei processi ecc. Tutto purché non si celebrino questi maledetti processi. Perché un uomo molto ricco e dotato di molti avvocati, oltreché infinitamente buono, dalla fedina penale cristallina, politico di sconfinato talento, supremo statista e in odor di santità, insomma perché un uomo di tale pasta dovrebbe temere così tanto di affrontare processi dai quali uscirebbe inevitabilmente pulito?
Seconda questione: come mai nei canali televisivi e sui giornali di proprietà della famigghia Berlusconi, quindi solo in quelli italiani, viene dato spazio a Marcello Dell'Utri, un condannato notare benissimo! condannato, non accusato a nove anni di reclusione per associazione esterna ad organizzazione mafiosa, per spalare merda sopra l'altro condannato Spatuzza?

lunedì 30 novembre 2009

Dieci anni dopo

Il 30 novembre 1999 nacque a Seattle il movimento No Global, nacque nella protesta contro il World Trade Organization che proprio in quei giorni si riuniva nella città del vento. Facemmo la conoscenza di un movimento nuovo, fatto da quella generazione che già veniva considerata priva di ideali e forse di battaglie da combattere, isolata e già tecnologizzata, facemmo anche la conoscenza del famigerato black bloc che mise a ferro e fuoco una città che non si aspettava tanto. Per quanto mi riguarda in quei giorni iniziai a leggere i giornali ogni giorno, malattia che non mi ha abbandonato, anzi è peggiorata e di conseguenza è nato il mio interessamento per la politica e l'ostilità sempre più grande per la società capitalistica. Guardarsi indietro mi appare difficile, sembrano passati dieci minuti eppure molte cose sono cambiate, quella che sembrava una rinascita delle coscienze dopo anni di menefreghismo si è rivelata una battaglia di pochi, seppure molto agguerriti. Della bibbia di Naomi Klein "No Logo" se ne è fatto ben presto un marchio. Dopo Seattle abbiamo assistito ad un autoritarismo politico di ritorno, soprattutto nel mondo occidentale, quello che vorremmo evoluto ma che si è dimostrato rigidamente dissoluto. Da una parte le economie venivano date in pasto a speculatori senza scrupoli e decenza, ma moto spesso pure senza capacità: centinaia sono stati i crolli di aziende multinazionali, solo in Italia Cirio e Parmalat, i raggiri perpetrati da stregoni della finanza fino alla bolla finanziaria del 2008 che denunciano pure una fame di soldi, a tutti i livelli della società, senza precedenti.
Ma ben più preoccupante risultava la richiesta di sicurezza, la sensazione sempre più diffusa di vivere ostaggi della paura, una paura ingiustificata e per questo difficile da spiegare e affrontare, perlomeno razionalmente. Le forze politiche di destra hanno preferito cavalcare tali paure, instaurando governi autoritari laddove non proprio repressivi ma sempre con una facciata di bonarietà e opulenza inesistente: sono questi i casi della Spagna di Aznar, della Grecia, della Polonia e dell'Italia. Per non parlare della Russia di Vladimir Putin, che dal 2000 vive una situazione spaventosa di guerre taciute, rivolte e attentati repressi nel sangue della popolazione civile e di attentati cruenti e a volte apocalittici (vedi the al plutonio) a qualunque voce di dissenso. Le occasioni di incontro tra i "grandi della Terra" si sono risolte in banchetti, strette di mano e discorsi autistici, mentre fuori dai palazzi sempre più blindati fiumi di persone manifestavano il proprio dissenso rimettendoci anche la pelle: Genova 2001 resta una delle pagine più nere di questi nerissimi anni zero. Insomma, quanto avvenuto a Seattle ha creato poco movimento nella gente ma molto nel Potere, che ha brutalmente tentato di difendere se stesso riuscendoci e trasformandosi nella parodia grottesca del potere.
Spero che i prossimi dieci anni ci raccontino una storia diversa.

lunedì 23 novembre 2009

Specchietti per allocchi

Mi chiedo di continuo, inutilmente, quand'è che si stopperà la caduta verso il basso della nostra condizione sociale. Ogni giorno il peggio viene aggiornato e non parlo dei "misteri" intorno a morti e sparizioni, quelli sono spiegabilissimi dal fatto che il Potere ha bisogno di farsi largo con ogni mezzo, mi riferisco, nel caso specifico, all'uscita di Gianfranco Fini di fronte ad un uditorio di ragazzini. Il Presidente della Camera ha dichiarato:"Chi considera gli immigrati dei diversi è uno stronzo", ennesimo passo di affrancamento da un passato ingombrante e verso un futuro di pretendente alla presidenza della Repubblica. Subbuglio nella Lega Nord sentitasi chiamata in causa e ci mancherebbe, se non sono stronzi loro! Ma quello che mi fa arrabbiare è che nel nostro paese "stronzo" sia più grave di "razzista", che il comportarsi da razzisti e anzi dichiararlo apertamente (vedi White Christmas) passi sotto silenzio, anzi che nei dibattiti tv sia considerato un punto di vista. Ma vaffanculo ai leghisti-nordisti-nazionalisti razzisti di oggi e a Fini razzista di ieri, stronzi da sempre.

mercoledì 11 novembre 2009

Circa Miserabili

Lunedì scorso Marco Paolini è tornato su La7 proponendo la propria lettura della caduta del muro di Berlino con lo spettacolo "I Miserabili - Io e Margaret Thatcher", andato in onda dal porto di Taranto in presa diretta e senza interruzioni pubblicitarie. Nella serata di "Medico in famiglia" e "Grande Fratello" una cosa del genere è da corto circuito nervoso, eppure Paolini ha incassato un 5% di share e circa un milione di telespettatori secondo l'Auditel. Io l'ho visto insieme ai miei genitori, si fa per dire perché sono crollati entrambi tra le 21:50 e le 22:10. Come è possibile mi sono chiesto, la narrazione è avvincente e pure di ritmo, che cosa manca a Paolini? E la risposta è che a Paolini non manca nulla, purtroppo è il pubblico televisivo a non essere più abituato a seguire un discorso che si regga solo sulla forza delle parole, non ha più capacità di attenzione, necessita continuamente di stimoli privi di qualunque logica come un applauso senza senso, una tetta che esce dal vestito o uno spot pubblicitario con il volume a palla in barba ad ogni legge e principio di rispetto altrui.
Aldo Grasso scrive sul Corriere della Sera questo: In diretta, dal porto di Taranto, Marco Paolini ha proposto il suo spettacolo-ballata Misera bili. Io e Margaret Thatcher, con la musica dei Mercanti di Liquore. Paolini è uno straordinario affabulatore, il suo teatro si regge sulla parola e alla parola è affidata l’evocazione di mondi che vanno dalla caduta del muro di Berlino ai «miserabili» di Victor Hugo, dalle spietate regole del mercato al secondo principio della termodinamica.

Quando Paolini racconta è un incanto: il viaggio in Ford Transit verso la Polonia, Paese del teatro alternativo nei lontani Settanta, le avventure di Gelindo (un suo pezzo forte), l’introduzione del walkman come isolamento dal mondo. Da un po’ di tempo, però, sulla scia di Dario Fo e Giorgio Gaber (suoi indiscussi punti di riferimento), Paolini cede alla predica: fra le righe (ma anche fuori), vuole impartire lezioni di economia («non è la democrazia che ha tirato giù il muro ma il mercato, il consumismo»; e se anche fosse?), intimorisce gli spettatori con citazioni di Margaret Thatcher, fa sentire il peso della nostra ignoranza citando il principio di indeterminazione di Heisenberg e chiedendo agli spettatori cosa sia l’entropia. Meno male che faceva un freddo cane (ma che sadismo tirarla alla lunga per vedere schiattare in diretta il pubblico!), così ci è stato risparmiato il global warming. Ovviamente, tutte queste teorie e tutti questi sermoni della montagna vanno a scapito dello spettacolo. Se solo Paolini accettasse le interruzioni pubblicitarie, imparerebbe ad asciugare di più le sue storie, a riflettere sull’importanza del ritmo in tv.

Aldo Grasso è esattamente la spiegazione di quanto da me detto prima, un tizio che a differenza di mia madre è rimasto sino alla fine a vedere lo spettacolo, solo perché pagato da quello che, dicono, sarebbe il quotidiano più autorevole d'Italia. Va da sé che Grasso sia considerato il più eminente critico tv d'Italia, non fosse altro per la proprietà transitiva, eppure ogni volta che lo leggo mi sovviene lo stesso pensiero: "che coglione!" Paolini fa teatro civile, questo vuol dire che si occupa di avvenimenti che hanno cambiato e segnato la società, non si vede in quale modo si possa evitare il sermone, come lo chiama il Grasso, il punto di vista come lo definirei io. Se poi vogliamo polemizzare anche sulla presenza delle parole della Thatcher allora non so cosa dire, visto che il nome dell'ex primo ministro britannico è presente sin dal titolo. Davvero non si comprende cosa voglia Aldo Grasso, da giorni siamo travolti da una retorica opprimente che ci tesse lo lodi dell'abbattimento del muro, della libertà conquistata dai popoli dell'est, la fine del comunismo oppressivo e la vittoria dei colori dell'Ovest. Perché non si può dire che a vincere è stato il consumismo, che la libertà si è rivelata libertà di comprare quello che ti viene imposto, di mangiare quello che ti viene imboccato senza evitare l'accusa di fare il sermone della montagna? Perché il dissenso deve essere visto come una colpa? E poi non sarebbe stato ipocrita uno spettacolo di questo genere e con questi contenuti, nel quale ad un certo punto Paolini si fermasse e dicesse: "pubblicità"?
Ben venga Paolini in tv, dove se non ti piace puoi sempre cambiare canale o andare a dormire o da McDonald's che ne so.

lunedì 9 novembre 2009

Qualcosa di sinistro

Ormai è ufficiale, con l'investitura dei mille (circa), il Partito Democratico ha un nuovo segretario, il terzo in due anni e mezzo buona media.
Si tratta di Pier Luigi Bersani, proveniente dal fu Pci, già ministro ecc. Cose risapute e che ne hanno fatto la forza e la debolezza all'atto dell'elezione. Bersani ha un forte seguito negli ex-Ds, questo è innegabile, come è innegabile che sia l'uomo di D'Alema. Mi colpisce quanto sia osteggiato da tutta quella parte sedicente moderata, portata nella Sinistra dal padre frettoloso e cieco di questa nuova creatura: Walter Veltroni. Il quale ha sbagliato ogni mossa possibile sin dal primo discorso, quello famoso del Lingotto, nel quale, con una retorica insopportabile e pure non originale perché rubacchiata ad un leader di ben altro carisma e statura, si dava il ben servito alla coalizione che in quel momento stava governando il nostro Paese. Discorso in cui si sottolineava la tendenza maggioritaria del nuovo partito, dimenticandosi di essere già maggioranza, di voler essere una novità senza dire che sarebbe stata una novità pessima. Nasceva così un partito che sarebbe andato a candidare e a dare spazio a personaggi discutibili, un partito che si sarebbe professato equidistante tra lavoratori e datori di lavoro, salvo dimenticarsi dei primi. Senza stare a fare lunghi discorsi su una storia veramente ridicola, che tutti ancora ricordano, vale la pena dire che questo non partito si è mangiato il 10% dei consensi in pochissimo tempo, Veltroni si è dimesso ma non scusandosi per la tattica tutta sbagliata ma, anzi, accusando il "partito di non essere come lui lo aveva pensato" mentre era vero il contrario. Segretario è diventato Franceschini, nato e cresciuto nella Democrazia Cristiana e tanto basta. Il PD ha continuato a perdere consensi, in maniera tanto limpida da risultare incomprensibile alle teste d'uovo della dirigenza fino ad arrivare a queste primarie nelle quali Bersani ha vinto da sfidante, dopo aver ricevuto più voti anche nei circoli. Ma tutto questo non ha portato ad una riflessione da parte di Franceschini, Veltroni e giù a scendere, abbiamo notizia soltanto dell'addio di Calearo e Rutelli, pare anche di Cacciari quasi che fosse una colpa che il nipote del Pci si dicesse ancora vagamente di sinistra. Nel frattempo la politica della chiacchiera circolare di Walter e del suo galoppino ha avvicinato alla politica gente che ci si poteva benissimo risparmiare, gente priva di una coscienza politica e di conoscenza della storia, per la quale la caduta del muro di Berlino è una figata e che risolve tutto in aperitivo.
Nel frattempo la transfuga del PDL, poi rientrata all'ovile in crisi di astinenza da botox, Daniela Garnero, meglio conosciuta come Santanchè (cognome ma anche domanda), si permette di dire in tv che Maometto era un pedofilo perché aveva anche una moglie di nove anni. Dimostrando di essere una persona ignorante oltreché stupida, perfetta quindi per un posto in prima fila nella politica del 2010.
Chiudo con un pensiero, inevitabile, a quei pedofili e richhioni degli antichi greci e romani.
Viva la democrazia!

domenica 4 ottobre 2009

Alle otto della sera

Quello che per decenni è stato un rito delle famiglie italiane, il vecchio comunicato ora telegiornale della rete 1, è diventato ormai in maniera palese il più grande presidio della distrazione di massa del regime in atto in Italia. Un regime che non fa leva sulla violenza e la repressione fisica del dissenso e dei dissenzienti, per lo meno non per ora; si tratta di un regime col sorriso sulle labbra, consolatorio quasi, che ti dice "guarda che non va benissimo ma senza di noi sarebbe una tragedia". A ben vedere la situazione italiana, che si parli di politica o economia o dei livelli di servizi al cittadino, innovazione ecc. è realmente drammatica, potrebbe essere peggiore solo perché sarà peggiore in quanto viviamo un declino spaventoso del quale non si vede la fine. Le nostre infrastrutture sono alla frutta tanto che basta un soffio ormai per mietere vittime, se ne hanno esempi lampanti a L'Aquila e a Messina, per non parlare dei ponti che crollano e gli scambi ferroviari che cedono. Tutto questo è figlio del mercimonio della politica, i soldi finiscono nelle tasche delle mafie a tutti i livelli, ingrassano i soliti ventri e non vengono investiti. Sono poi i cittadini ad essere investiti dal fango, dalle acque, dalle rocce o dalla cosiddetta "malasanità". Drammi, tragedie e simili parole del cazzo che servono solo a coprire le vere responsabilità perché in Italia ogni sciagura concerne dei colpevoli ben precisi, nomi e cognomi e facce che sarebbe facilissimo esporre al pubblico ludibrio. Invece noi italiani, alle otto della sera, ci sediamo di fronte al Tg1 che ci fa vedere altre facce, facce piangenti i persone che hanno pero gli affetti e i beni, facce di politichini che accusano sempre coloro che non possono difendersi, che spesso hanno la sola colpa di non potersi difendere. Così vieni a sapere che e la spesa pubblica esplode è per colpa dei cantanti dei teatri lirici, dei registi che fanno film affliggenti e degli insegnanti precari. Lo stesso Tg1 che, a detta del suo direttore, Augusto Minzolini (divenuto direttore nel nome della solita lottizzazione che, sempre troppo tardi, ucciderà la Rai) non si occupa di gossip cioè delle inchieste di una Procura della Repubblica, quella di Bari nel caso specifico, mica di Alfonso Signorini. Inchiesta che coinvolge il nostro Primo Ministro come "utilizzatore finale" di puttane, forse anche minorenni, cosa da lui smentita più e più volte. Certo le sue smentite non sono avvenute durante processi, si tratta di indagini e non di procedimenti in atto ma chiamare gossip tutto questo mi pare da mistificatori. Il punto è questo: il Tg1 non deve informare i cittadini su quanto avvenuto nella giornata ma si deve fare cassa di risonanza delle grandi conquiste e valorose del nostro minipremier e dei suoi scudieri, in un revival che mi fa pensare più a Stalin che a Benito Mussolini. Augusto Minzolini ha deciso di farsi autistico e continuare a portare avanti una baracconata per la quale dovrebbe rispondere di crimini contro l'umanità, ha deciso di disinformare la popolazione e di vantarsene anche. Ci sarebbe poi da parlare anche di Renato Schifani che non perde occasione per fare propaganda alla maggioranza quando il suo ruolo di Presidente del Senato gli imporrebbe neutralità ma questa è un'altra storia.

lunedì 7 settembre 2009

Io non mi sento blogger

Finalmente una notizia interessante da commentare: trenta miei "colleghi" sono indagati per diffamazione dalla Procura di Lecco, diffamazione nei confronti di Beppino Englaro. Sui blog di questi sarebbero apparse accuse di omicidio, torture ed altre carinerie all'Englaro, il quale, giustamente, ha deciso di adire le vie legali. Questi signori dalle dita svelte e dal cervello in cancrena hanno avuto quel che meritavano, innanzitutto perché si sono scagliati, da vigliacchi, contro un uomo solo, seppure dotato di una integrità ammirevole.
Sempre più mi sento di distaccarmi da un mondo fatto di bassezze e parole in libertà.
amicodelmattino non è un blogger e questo è il posto della rabbia.